MEGLIO ELETTO CHE NOMINATO
Questo lo spot della prossima campagna di comunicazione dell’Udc regionale per la reintroduzione delle preferenze.
Già da qualche settimana l’Udc ha dato avvio ad una petizione per la reintroduzione delle preferenze nella legge per l’elezione al Parlamento Italiano.
Abbiamo inoltre presentato in Consiglio Comunale un ordine del giorno sul mantenimento della preferenza alle elezioni europee e la reintroduzione per le elezioni nazionali e che dà al Presidente dell’Assemblea Consiliare di inviare ai presidenti della Camera e del Senato la deliberazione in oggetto.
ZTL, MEGLIO ESSERE RIMBORSATI O DESTINARE IL RIMBORSO ALLA SCUOLA? CONFRONTIAMOCI
L’interrogativo nasce soprattutto da due questioni. Non si sono ancora stabiliti né tempi né modalità di rimborso del ticket pagato dai cittadini palermitani (me compresa) per circolare nelle zone a traffico limitato. D’altra parte, causa difficoltà economiche nelle casse del Comune di Palermo e causa drastici tagli nei trasferimenti statali agli enti locali, molti dei servizi che il Comune dovrebbe garantire in realtà non possono essere attivati.
Chiunque direbbe, è compito del Comune provvedere a ciò, non del cittadino oltretutto derubato e beffato dal precedente provvedimento delle ztl. In linea di principio è un ragionamento corretto ma a fronte delle richieste e denuncie di diversi presidi e di tante famiglie, cosa oggi potrebbe recare più giovamento all’intera collettività?
E’ chiaro che affinché una simile iniziativa possa essere attuata occorre il confronto fra le parti, un confronto però che sia costruttivo, né strumentale né strumentalizzato.
Questa è una scelta indubbiamente politica. Non è assolutamente demagogica, tutt’altro. Ma la politica non può essere demagogia. La proposta di tanti presidi, da me e dal Cons. Edmondo Tamajo condivisa, deve essere oggetto di un confronto costruttivo, che ne valuti i pro e i contro insieme ai sindacati e le associazioni dei consumatori. E’ questo quello che noi chiediamo all’Amministrazione attiva.
Doriana Ribaudo
SENZA CASA OCCUPANO PIAZZA PRETORIA. SI PUO’ ESSERE CATTOLICI A META’?
A volte il rispetto di principi di legalità contempla solo in parte alcuni valori di umanità e solidarietà, valori, a loro volta, difficili da amministrare.
E’ il caso dei senza casa sfrattati dagli appartamenti dell’Insula 3 dello Zen, da loro occupati abusivamente, per riconsegnarli ai legittimi assegnatari. E’ una storia che si ripete. Molte imprese edili a cui sono stati affidati i lavori di costruzione di alloggi popolari sono costretti il più delle volte a pagare ditte che si occupano di sicurezza per sorvegliare giorno e notte gli alloggi, ancora in costruzione, evitando una loro probabile occupazione da parte di abusivi.
E’ la guerra dei poveri. Quella a cui non vorremmo mai assistere. Quella per cui, chi ha un briciolo di umanità, avverte tanta impotenza. Impotenza dettata dalle scarse disponibilità economiche, dalla normativa vigente e da tanto altro ancora.
Ognuno con le sue responsabilità non può chiudere gli occhi di fronte a questo. Ognuno, anche con le sue responsabilità, non sempre può porre rimedio immediato a certe difficoltà, anche se gravi. Ma fare politica non è soltanto compilare pratiche da burocrati e verificare la loro legittimità. Se fosse soltanto questa probabilmente non servirebbe a nessuno (lo è diventata).
Perché mi chiedo se si possa essere cattolici a metà? Perché pur comprendendo le gravi difficoltà di cassa del Comune di Palermo, pur consapevole degli sforzi fatti per realizzare dei nuovi alloggi non comprendo la difficoltà ad incontrare questa gente. Non comprendo perché taluni assessori evitino di recarsi a Palazzo delle Aquile per paura di essere fermati. A mio avviso la paura di ascoltare la gente non può essere minimamente contemplata nel fare e nel pensare la politica. Anche quando questo significa dire dei no o assumersi delle responsabilità o semplicemente spiegarsi alla gente. Amministrare vuol dire governare i processi, sia quelli buoni che quelli cattivi. Seguirli, accompagnarli. Ma i processi, nonostante la denominazione tragga in inganno, non sono carta straccia, sono rappresentati dalla collettività, dalla cittadinanza e dall’umanità che ne fa da collante. Nella vita ognuno può decidere se fare il burocrate o il politico. Consapevole che sono due figure ben distinte. Ma se sposa la causa, la missione della politica, ha dei doveri. D’altronde nessun medico prescrive di candidarsi, farsi eleggere o essere designati all’interno di un’Amministrazione.
Allora la mia domanda è rivolta a noi consiglieri (alcuni dei quali in silenzio si sono adoperati) e agli assessori dell’UDC. Si può essere cattolici a metà? Si può parlare di sociale, di famiglia, di diritti nei convegni per poi evitare l’incontro e il confronto umano? Una stretta di mano, una rassicurazione, un segno di vicinanza o solidarietà?
Doriana Ribaudo